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    dolore
 

Venerdì, 12. Gennaio 2007

Dolore
di bluethrought, 23:31



DOLORE

LEGGO DELL'ALTRO :
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Pain - Author: Bluethought - Fiction Rated: T - - Angst - Harry's suffering, and he needs something to quell the pain. But the only person who's got the painkiller doesn't exactly want to give it to him... one or two HBP spoilers. Harry/Snape non slash. Set during November of sixth book. A little AU - Note: Okay, this story is a little weird, but I suppose that if you thought like me, maybe a little plausible. But probably not. I just wanted to see more Harry/Snape interaction in the sixth book, and I didn't get it. Dammit! Also, I guess if it reads a little weirdly, it's because I wanted to give the impression that the narrator was like a friend beside him. Meh. - Tradotto da Cuccussette - Angst - per i più piccoli occorre un adulto vicino - Harry ha il mal di testa e l'unica persona che può dargli l'antidolorifico è quella che non vuole..

Qui trovi l'originale: http://www.fanfiction.net/s/2493186/1/


E' il dolore, lo sai.
Ti mostra i denti. In continuazione. Giorno. Notte. Adesso non c'è differenza.
Alcune volte ti fermi in mezzo a una stanza, incerto sul perché sei andato lì - il dolore ti distrae, ti confonde, ti fa sentire il panico nelle viscere. Sei terrorizzato e stai perdendo la ragione. Sai che hai bisogno di tenerti stretto mentre è così difficile, quando parti di te sembrano ce stiano tentando di staccarsi dal corpo.
L'universo ti trascina in così tante direzioni, come un ago calamitato circondato su ogni lato da magneti. Ti senti gettato qua e là da ondate di realtà; nessuna cosa appare ormai lucida o nitida. Sei sempre un poco perplesso, e assai disorientato.
Ricordi come era sentirsi pieno di propositi - determinato ed acuto. Ma adesso la tua testa è così annebbiata, ed i toi amici hanno iniziato a farci caso.Stai bene, ti domandano, preoccupati. Stai bene? Hai bisogno di sedere?
Ma la tua mente è così persa che obbedisci. Ti senti molto stordito per il grosso del tempo.
E' il dolore. I mal di testa. Puoi sopportare il dolore, ma la sua presenza costante si è scavata la sua via nel tuo pensare, anto che non sei più certo di niente. Vorresti solo che il dolore cessasse.
E allora, cosa fare? Un analgesico, ecco cosa ti serve. Qualcosa che allontanasse quella pulsante confusione nelle tempie.
Eppure è strano. Tutti si chiedono come hai dormito. Glielo dici, bene. Un incubo di tanto in tanto, ma va bene. Nessuno si accorge di come sei diventato distaccato? Dovrebbe essere loro ovvio, te ne sei accorto tu stesso. Non sono gli incubi. È il costante, infinito, incessante dolore al capo. Non le fitte acute della cicatrice a cui ti sei abituato, ma un ampio basso pulsare, dolori che premono e non vogliono lasciarti.
Non fai differenza tra emicranie, come fa il resto della gente. La tua esperienza è una lieve e decisa pulsazione dietro i tuoi occhi oppure una piena esplosione nucleare nel cervello.
Scruti l'orologio. Le due e cinque. La rivalsa di una notte particolarmente brutta - ti senti la testa come una roccia che viene spezzata con uno scalpello. Non riesci a dormire. E' sofferenza, anche per te.
Hai bisogno di fermare il dolore. Ti fa sentire flaccido e nauseato. Non che sia una novità, però questa volta pensi che il tuo stomaco potrebbe fare di più che soltanto minacciarti.
Devi fermare il dolore.
Butta le gambe giù dal letto. Va bene, sei in vacanza - Seamus e Dean non ci sono. Neville dorme come un sasso e Ron potrebbe russare mentre c'è un'incursione Mangiamorte.
Metti i calzini. La tua concentrazione anche su un simile misero compito è scarsa - ti distrai troppo facilmente.
Giovanotto, hai bisogno dell'antidolorifico.
Togli i calzoni del pigiama, metti la biancheria e i jeans. Cambia il sopra del pigiama con una t-shirt, e una maglia. Ficca le scarpe da ginnastica ai piedi e avvolgi una sciarpa al collo. E' autunno e fa freddo. Riponi la bacchetta nella tasca. Tutto a posto.
Il basso pulsare nella testa può farti impazzire, e non ti preoccupare ha già iniziato. Preferiresti avere una gamba rotta pe un poco, senza antidolorifici, che dover sopportare questa emicrania perpetua che trascini fin da Luglio. Sei sopravvissuto per quattro mesi. Quattro mesi troppo lunghi.
Inghiotti il tuo orgoglio. Vai a cercare aiuto.
Alzati. Ti senti un po' scosso, ma va bene, te la cavi bene; lo stomaco si ribella un attimo, poi si calma, ma è chiaro che non è contento, e te lo ricorda costantemente.
Perché tu abbia quel dolore non lo sai - forse i muscoli della testa hanno deciso che non gli piace quel posto, e vogliono farti soffrire. Forse è colpa dei piccoli folletti. O forse è opera di Satana. Chi lo può sapere? Tu no di certo. Vuoi solo che smetta.
Scendi i gradini lento, fino alla Sala comune. Bene, va bene. Prenditi un momento per raddrizzarti e riprendere fiato. Sei debole; la lotta continua col dolore nella testa ti ha reso così. Giusto. Arriva al buco col ritratto, e oltrepassalo.
Dimentica la mappa e il mantello. Se chiunque ti trova, puoi sempre dire che eri uscito dall'Infermeria. E' vero, dopo tutto.
I corridoi sono silenziosi. I tuoi passi non fanno eco, sono come attutiti dal gravido silenzio del castello. L'oscurità si può toccare, come una ragnatela. Passi la mano tra i fili e quelli scivolano sulla pelle come un guanto. Come un riflesso. E' intoccabile. Non puoi resistere a fare un sorriso. C'è sempre un posto dove puoi nasconderti: le ombre le conosci bene e loro conoscono te, e ti ripareranno dal mondo, se ne avessi bisogno.
L'aria è più fredda sulla pelle accaldata. Ti fa star bene; forse a suo modo allevia il dolore, ma non sei certo che non sia solo la tua traboccante immaginazione.
Continua a camminare. Già ti senti meglio; l' aria più fresca e le ombre hanno eliminato un po' di dolore. Ma è sempre forte, come se un avvoltoio divorasse la tua mente. Hai bisogno di sollievo.
Un'altra rampa di scale. Le superi.
Quasi in cima, devi sedere. L'aria pare troppo sottile per sostenerti e quasi rantoli. I muscoli li avverti come se fossero stati privati dei vitali cavi di acciaio.


Lì siedi, per un momento. Osservi quello che ti attornia.
I ritratti sonnecchiano. Nessuna luce. Vecchia tua amica, l'oscurità. Una luce di luna un po' gibbosa proviene a una delle alte finestre, ma tu non ci badi. E' chiara e bianca, ti aiuta a pensare meglio.
Bene, ti senti meglio, alzati. Continui a camminare, continui a salire.
Ti fermi ancora, per quel paio di istanti che ti permettono di riprendere fiato, questa volta sei in cime. Ce l'hai fatta. Hurrà! Una mini ricorrenza.
Ti guardi attorno nel passaggio, là dove un'altra rampa di scale incontra il tuo sguardo. Non importa. Stanotte avrai tutto il tempo del mondo. Il dolore attenderà nella testa fino a quando non troverai una maniera di scacciarlo.
Cammina nel corridoio fino a che raggiungi la rampa, e prendi di nuovo a salire.
Prenditi tmpo. Va bene; pausa, respiro. Continua a salire. Cerchi sempre di fermarti vicino a una finestra - ti piace poter guardare fuori la notte fresca e chiara. Silenzio. Perfetto. Non hai niente contro l'essere pieno di vita di giorno, comunque, ma la notte ti sembra uno spettacolo naturale, solo per te.
Bene. Continua ad andare. Ci sei quasi.
Sì ! La cime delle scale. Ti senti più in te, sebbene il dolore nella testa sia risalito di qualche tono.
E' una porta abbastanza larga ma, a essere giusti, è una delle più popolari ( o almeno: visitate più spesso ) parti della scuola. L'Infermeria.
Apri spingendo la porta di legno scuro, vai in una stanza che è così silenziosa da farti pensare per un istante che sia vuota. Ma no; un paio di letti sono occupati, dai soliti disgraziati che sono rimasti in mezzo a una maledizione fastidiosa, o hanno avuto il cibo spruzzato con qualche nauseabonda pozione, o magari si sono solo presi un brutto raffreddore.
Cammini un po' incerto alla porta all'estremità dell'altra corsia, e bussi una, due, tre volte.
Senti i rumori di movimenti e attendi, pazienti per dare a Madam Pomfrey tutto il tempo di cui hai bisogno. Il mal di testa ti ha fatto perdere tutto il senso dell'impazienza; guardi il mondo come un iceberg. Lento, paziente, placido ti nascondi più di quanto chiunque potrebbe immaginare.
Madama Pomfrey apre la porta e ti squadra, indossa una vestaglia, ciabatte morbide e reticella per capelli. Gli occhi le si aprono un po' riconoscendoti, con un vago fastidio.
"Sì? Cosa posso fare per te ?"
Ti schiarisci la gola e dici piano, "Potrei avere una pozione antidolorifica, Madama Pomfrey?" La voce pare scolorita e stanca alle tue stesse orecchie.
"Non potevi aspettare fino a domattina ?" sbadiglia, e l'irritazione cresce. < E' per quello solo che la hai disturbata?> puoi quasi sentirla pensare. <Una misera pozione?>
Fai un passo indietro in una zona illuminata dalla luna, e sai cosa vede: sei magro, pallido e le pupille sono dilatate per lo shock. Vedi gli occhi di lei controllarti la faccia in cerca di altri sintomi, e sai che vede che i tuoi occhi sono fiochi per la spossatezza.
Hai così bisogno della pozione. La tua ferma pazienza prende a sciogliersi un po'.
Madama Pomfrey annuisce, una volta, e ti indica un letto dove sedere. Se ne esce dalla sua stanza, chiude le porte dietro di sé, e va verso un'altra porta. E' più piccola. E' un armadio dispensa, lo sai. E' quasi imbarazzante il modo in cui sai la strada per l'infermeria, anche bendato.
C'è il placido tintinnare del vetro che viene mosso, poi una pausa. Tiri su la testa, e sai che il rumore non è promettente. Il tintinnare soffocato torna, e Madama Pomfrey esce, con aria solenne. Scuote la testa.
"Faremo un'altra bollitura domani," ti dice. "Ho usato l'ultima fiala sei ore fa circa.mi spiace, signor Potter. Puoi aspettare domani?"
All'improvviso, di colpo e senza avviso, vuoi gridare. Ti sei fatto tutta la strada fin qui, lento e stordito, perché ti venisse detto, <Mi dispiace, chi prima arriva prima viene servito.>
Ah, sì, l'umore oscilla - un altro sintomo dell'affaticamento e del dolore. Ah, che bello.
Lei non può capire il disappunto e il dolore sul tuo viso poiché la luce della luna ti è alle spalle, e le spalle ti scendono un poco, la testa si protende in avanti. Guardi su come a dire <grazie per aver provato > , e vedi che ti occhieggia con un dito sul labbro inferiore.
"E' una storia lunga," dice lentamente, ma ora te stringi la paglia come uno che sta affogando, sì, affogando: il dolore rende l'aria sottile, la fa più dura da respirare. Hai bisogno di quella. Ti prego, dio. "Cosa?" chiedi, quasi disperatamente.
"Beh… perché siamo in vacanza, posso avvantaggiarmi a chiedere al dipartimento delle pozioni tante più pozioni non consuete posso," ti dice, scrutandoti critica, come se ti ritenesse meritevole o meno di ricevere l'informazione. Siedi sul bordo del letto, le dita bianche dall'agguantare troppo stretto il bordo del letto. Non ci badi. Ti prego, dio…
"Ho chiesto quanto più aiuto possibile, e anche se ora il professor Snape insegna Difesa, penso che continui a bollire pozioni. Alcune di queste necessitano di essere distillate in un particolare momento della giornata, orari speciali, eccetera. Dovrebbe aver finito l'ultima bollitura di antidolorifici adesso. Se vuoi andare a chiederglielo…"
E' una condanna con un invito finale. La schivi constatando chiaro e veritiero, che Sna - il professor Snape probabilmente ti strapperà la testa e farà pozioni delle tue parti del corpo se solo osi a scendere nei sotterranei a questa ora della notte. Individui un'increspatura di sorriso da Madama Pomfrey; dato che lei e Snape possono avere una relazione di lavoro, lei è probabilmente vittima delle parole brutali quanto chiunque altro. Senti di aver premuto il tasto giusto.
Si volta di colpo e torna alla sua stanza. Occhi estraniati riportano al cervello dolorante il rumore di un pennino sulla carta.
Ti strofini la fronte, amareggiato, la carne e la pelle sono tenere, e indolenzite. Senza pensare, le dita tracciano la sagoma della cicatrice.
Ha attratto la tua attenzione un paio di volte in questi mesi passati… forse una o due volte di tanto in tanto. La sua suscettibilità all'umore di Voldemort è aumentata, lo sai - e sai che nessuno può dirti altrimenti. Non hanno una cicatrice orientata magicamente.
Ma non ti interessa oltre. È il mal di testa che ora ti fa male, distrugge i tuoi pensieri, decima la tua attenzione, scioglie la tua stabilità emotiva. Disarma i tuoi scudi mentali contro il mondo, lasciando che la tua mente si senta a pezzi tutto il tempo. E' una sensazione alla quale mai ti abituerai; fa troppo male.
Uh- oh. Senti arrivare un collasso. Calma. Respira. Concentrati. Sentiti meglio. Lo stomaco dà un ruggito arrabbiato per ricordarti che è lì, e no, non è contento.
Il dolore pare aver colpito ogni parte del corpo: hai perso la sensibilità nelle dita, le azioni sono lente e lo stomaco di tanto in tanto ha un conato - e minaccia di far di peggio. Si è calmato un poco.
Ti stai sentendo peggio. Forza, Madama Pomfrey… sbrigati….
Emerge dalla sua stanza, con un foglio nelle mani. Te lo porge. Il modo per cui ha un sigillo di cera su, e il comportamento di lei suggeriscono che non dovresti leggerlo. Decidi che obbedire agli ordini potrebbe essere la via migliore se vuoi raggiungere la tua meta.
"Ho detto che hai bisogno di un antidolorifico e lo ho autorizzato. Buon Signore, Potter, sei il più gran consumatore che ho mai avuto delle mie forniture mediche. "Pensi di aver colto il fantasma di un sorriso e l'angolo delle labbra si piega mentre passi il foglio nell'altra mano.
"Grazie, Madama Pomfrey, il Professor Snape sarà in classe?"
"Sì, ha bisogno di accedere spesso agli armadi della dispensa."
Cenni il tuo grazie, e lasci l'Infermeria. Sai che Madama Pomfrey ti sta guardando andare via.
Ah, professor Snape…. Sai che il tuo astio per lui è onesto e razionale, ma non puoi smettere di rammaricarti. Così è il suo astio, dopo tutto. Ma, ad essere giusti, sei del tutto disposto a passarci su, se significa mettere le mani su una fiala fresca di antidolorifico. La cupa pressione nella testa si è di nuovo intensificata, e ti sta rendendo stordito e debole. Lo stomaco sta mandando messaggi di avvertimento al tuo cervello che il cibo potrebbe tornar fuori nella prossima ora, a meno che qualcosa non lo trattenga.
Non è difficile arrivare ai sotterranei. Basta scendere quanto più ti è possibile. Di colpo sei grato alla sciarpa avvolta attorno al tuo collo; mentre potevi averla rimpianta a un certo punto, arrossato dalla fatica di salire le scale, sai che ti servirà per i gelidi sotterranei sottostanti.
Scivoli, manchi uno scalino, dannazione! Ti afferri alla balaustra e siedi pesantemente, ansimando, la cima della testa pizzica spiacevolmente per lo sbocco di adrenalina. Il cuore sta facendo gli straordinari e cerchi di rallentarlo mentre senti il sangue correre nei polpastrelli, il sudore inzupparti la fronte. Sembra vicino. Debole così, non sei certo di poter reggere un capitombolo giù per i freddi gradini di pietra, e sopravvivere per raccontarlo.
Bene. Alzati. Calmati. Stai bene. Continua a muoverti un gradino alla volta.
Scendi le scale, ti ci vuole tempo, anche perché il dolore dietro ai bulbi oculari raggiunge picchi da febbre.
Bene. Pianterreno. Ora vai ancora sotto.
Ti occorrono ancora più di cinque minuti per raggiungere la porta di legno che segna l'ingresso nell'aula di pozioni - vecchia stanza di Snape, ora dominio di Slughorn.
Ti fermi e ti appoggi al muro, serve un attimo per mettere un po' d'aria nei polmoni. Puoi vedere il respiro aleggiare nell'aria - rappresentazione nuvolosa della tua forza vitale che svanisce lesta.
Bene. Meglio.
Ti assicuri che il documento sia in mano tua quando bussi alla porta: due colpi sodi che ti sembrano un po' troppo confidenziali di quanto vorresti.
C'è un acuto silenzio poi passi decisi si fanno più forti, più vicini, più fieri. La porta viene spalancata di colpo e rivela la faccia fiera di Snape. Senza lasciargli emettere parola in modo alcuno, gli allunghi il documento e attendi che lo prenda. Non ti ha ancora fatto parola, ma così va bene, siccome di certo riceveresti una smorfia. Non credi che la tua testa già dolorante potrebbe confrontarsi con un torrente di ingiurie da un uomo che pare avere un pozzo senza fondo di commenti infidi.
Snape controllò il foglio, e ti prendi l'occasione di osservarlo bene: è sempre più alto di te, sebbene lo stia raggiungendo; i capelli neri sono sempre lì, con la lucentezza poco sana, la pelle di un pallore malato, ed occhi come tunnel vuoti. Le sopracciglia si sollevano per un attimo a qualcosa sul documento.
Alla fine, smette di leggere, e ti guarda, con la smorfia fissa. Lo sai che ti sta controllando e sai che la tua immagine non è mutata da quella ce Madama pomfrey ha visto nell'Infermeria, eccetto che stai tremando un po' per il misto di freddo e spossatezza.
Non è la prima volta che hai vagato ben desto, desideroso che il dolore sparisse, desideroso di un benvenuto oblio, e in verità sta esigendo il suo prezzo. Appari esausto, di un pallore biancastro, e sul punto di mollare. In questo istante, lo senti, pure. Hai quei bulbi oculari cocenti , la sensazione che di solito viene dal far tardi a studiare la notte. Il mal di testa ti ha tolto le forze e l'energia, e sai che l'uomo in piedi davanti a te può leggere tutto questo.
Attendi, paziente, fino a quando non ha finito la sua ispezione, e sta in piedi silenzioso da un lato, per farti entrare. Fai tre passi avanti nell'aula buia e umida, e senti la porta cigolare nei cardini dietro di te. Snape ti supera, va alla cattedra dove è preparato un calderone e ci sono parecchi ingredienti. Ci sono candele alle pareti, ciascuna getta la sua piccola pozza di luce. Ti muovi cauto nel mezzo della stanza dove più ti senti a tuo agio, avvolto dalle ombre più cupe che lì si annidano.
Ci sono contenitori di legno disposti contro il muro. Snape si avvicina ad essi e solleva il coperchio con entrambe le mano. Lo posa con attenzione su un banco, e con accortezza estrae una fiala di pozione rosso acceso. La guardi e sai che quella è la pozione che desideri. All'istante, lotti contro l'impulso di superare il banco e afferrarle tutte. Vediamo cosa ha a che ridire Snape.
Vai verso Snape, fuori dalle ombre. Ti dà un'occhiata accondiscendente ma sei troppo concentrato sulla fiala e sul contenuto, da badarci. Lui pare farci caso, e le dita si chiudono sulla fiala, mettendo una barriera invisibile tra te e lui. Lo scruti e scopri che si sta godendo il tuo dolore. Con tua grande sorpresa, non ti importa..

"Pozione Dragonroot," disse Snape, lentamente. "Il più forte antidolorifico che sono per legge autorizzato a rifornire l'Infermeria. Madama Pomfrey ha autorizzato il tuo uso."
Dove vuole arrivare con questo? Ti sta guardando, studia oni tua mossa. Forse, non riesce a scoprire di cosa hai bisogno. Se vuole sapere, perché diavolo non chiede ?
Bene, bene. Calmati. Sei sopravvissuto Quattro mesi, con quel dolore nel cranio, che lentamente montava; puoi sopravvivere qualche minuto in più. Vediamo cosa vuole.
"Una… pozione di media difficoltà da distillare, che necessita di un paio tra gli ingredienti più rari."
Pensi che lui sappia che tu atendi la sua prima mossa, e riconosci il primo eco di rabbia nella sua inflessione. Sta attendendo che tu lo implori. Che tu chieda. Ma non lo farai. La tua pazienza ti ha sospinto fino a qui, e sai che potrai sopportare Snape. Il buio e il freddo del sotterraneo hanno tolto la vetta del tuo mal di testa, ma la pesantezza è sempre lì.
Lo sai che Snape non vuole che tu lo ottenga troppo velocemente. Le dita non si sono mosse. Va bene, hai tutta la pazienza del mondo in questo momento. Madama Pomfrey ha autorità nelle faccende mediche, e a un certo punto Snape dovrà fartelo avere.
Dai un'occhiata sbieca al calderone sul banco di Snape. C'è un liquido sottile dentro, e immagini che non ci voglia molto perché bolla. Riporti gli occhi su Snape, lo sai che lui sa questo, e lo fa arrabbiare. Può scappare con la sua dignità intatta, e lo sa. Così semplicemente toglie la mano dalla fiala e se ne torna dietro la cattedra in teso silenzio, la veste che sventola.
Passo in avanti, lesto. Prendi la fiala, senti il vetro freddo sulle dita. Ritraiti in mezzo alla stanza, ammantato e coperto di ombre. Togli il tappo dalla bottiglia e versa il liquido nella gola.
Sa di… dolce amaro, e leggermente agro. Pensi di aver trovato tracce di… succo di limone acerbo? E' più che altro amara. Rinfrescante. Svuoti la bottiglia, e la posi nuovamente sulla cattedra.
Niente. Lo stomaco si è calmato, il male di testa persiste. Ovvio, gli serve un minuto per stabilizzarsi a dovere nel corpo. Si dirigerà al cervello, ed userà il sistema nervoso per trovare la più forte sorgente di dolore. Ti siedi e attendi un attimo.
L'emicrania pulsa nelle tempie. E' cosa familiare. Cerchi di non pensarci.
Poi arriva la sensazione di acqua fredda che riempie il cranio. Chiudi gli occhi per un momento, la sensazione è euforica. Ti senti come se avessi perso un grosso peso dalla mente. E' andato, dio, è andato!
Ed è solo adesso che ti rendi conto di come ti senti del tutto prostrato. Ora che il dolore è andato il cervello può registrare la spossatezza negli arti e la stanchezza dei muscoli.
Ti alzi, pregando i tuoi ginocchi di non cedere. La strada per la Torre del Grifondoro è lunga, lo ricordi.
Raccogli la fiala di vetri, torni dove i contenitori pieni di cose rosse ancora sono posati, e piazzi la fiala vicino alla scatola di legno, con cautela.
"Grazie," dici placido. Snape ti guarda ancora arrabbiato con sé stesso, e ancora di più con te.
"Non fare che divenga un'abitudine, Potter," sbuffa. Tu lo guardi, occhi appannati dalla stanchezza. Alzi le spalle. Cose che succedono.
Ti volti e vai alla porta, lo sguardo di Severus sembra una coppia di pesi sulle tue spalle. Non ti importa. Non puoi farci molto.
Raggiungi la porta dell'aula, ma qualcosa non va. Qualcosa pare non essere stato detto, sembra incompleto. Non finito.
Ti volti, lento, e guardi alle spalle; Snape ti fissa, da dietro il calderone. Il vapore si solleva dalla superficie del liquido e fa ondeggiare un po' la sua sagoma. Ma non c'è errore nella minaccia dei suoi occhi, il modo in cui sono stretti i suoi pugni, il modo con cui desidera che tu non esista.
"Siamo in guerra," sussurri piano. E può voler significare diverse cose. Può voler dire <Siamo in guerra con Voldemort>. Può voler dire > Siamo in guerra l'uno contro l'altro>. Può essere < Siamo in guerra, dobbiamo andare d'accordo>. Ma forse, significa < Perché stiamo lottando?>
Non credi che lui abbia una risposta per quello. Sai che dovresti detestarlo, ma sei troppo stanco. Troppo prostrato per odiare. Troppo stanco per risentirti cn lui perché ti odia, in ogni caso.
Le labbra gli si arricciano, quasi percettibilmente, e un un tono di voce parimenti dolce, risponde, "Vai, salvatore."
La fa corta. Roca. Come una sciabola piantata nel tuo petto. Quello che va avanti, nel piccolo isolato mondo, e ti ha fatto male. A fondo.
Non sei sicuro se si rifletta nei tuoi occhi. Né tu nè Snape vi siete mossi, o avete interrotto il contatto di sguardi. Non puooi essere certo che lui stia ripassando i tuoi ricordi o no - ma, in franchezza, la tua prostrazione dovrebbe funzionare come uno scudo quasi impenetrabile.
Cosa vuole che tu gli dica? Cosa si attende da parte tua?
<Nulla >
E forse ecco perché le sue parole tagliano più in profondità di quanto chiunque altro possa. Lui comprende. E' stato dall'altra parte del velo - ha visto, di prima mano, come funzioni un culto di sangue, morte e tenebra. Sei così simile a lui per tanti versi: hai sofferto per la perdita di coloro che ti erano vicini; sei stato abbastanza vicino a Voldemort da toccarlo, e sopravvivere per raccontarlo.
L'animosità aleggia spessa nell'aria, come un'esplosione di bassa energia. Ti volti, lottando contro la rabbia impotente. Non è giusto.
L'emicrania se ne è andata. Sii grato.
Andiamo a letto.

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Qui trovi l'originale: http://www.fanfiction.net/s/2493186/1/


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